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Dal nome allo stile — Storia del Cocktail

📅 13 Gennaio 2024  ·  © BAD.S — Barman A Domicilio Sardegna

"Cocktail" — letteralmente "Coda di Gallo". Si racconta che ai tempi venivano servite bevande molto colorate che ricordavano i colori delle code dei galli da combattimento.

L'Origine del Nome

Il coquetier — il contenitore per le uova — ci rimanda a un'altra leggenda. Nell'800 in Francia, nel bar Sazerac Coffee, un bicchiere panciuto simile al coquetier veniva usato per servire un Sazerac. Da qui la parola "Cocktail". Un'ulteriore teoria lega il nome alla pratica coloniale di mescolare le bevande con una radice di zenzero selvatico detta "cock tail" per il suo aspetto simile a una coda di gallo.

"Cocktail is a stimulating liquor composed of spirit of any kind, sugar, water and bitters."
— Prima definizione ufficiale, The Balance and Columbian Repository, 1806

Jerry Thomas e il 1862

Nel 1862 venne pubblicato "How to Mix Drinks, or The Bon Vivant's Companion" da Jerry Thomas — la Bibbia dei Bartender odierni — nel quale appaiono le prime 10 ricette di veri e propri Cocktail. Thomas fu il primo bartender "celebrità": viaggiò per gli Stati Uniti e l'Europa con un set personale di bar tools in argento massiccio, elevando la professione da semplice servizio a forma d'arte.

L'Era d'Oro: 1860-1920

Tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, New York divenne la capitale mondiale dei cocktail. Bar come il Waldorf Astoria, il Hoffman House e il Knickerbocker Hotel competevano per i migliori bartender. In questo periodo nacquero classici immortali: il Manhattan (1870), il Martini (1880), il Tom Collins e il Daiquiri.

Proibizionismo: un bene? Forse sì!

Circa al 1920, ai tempi del Proibizionismo, nascono gli Speakeasy. Il sapore pungente dei distillati di pessima qualità veniva coperto con liquori, amari, bitter, frutta e spezie. Nuovi profumi, sapori ed esperienze scrivono la storia del bere. Molti bartender americani emigrarono in Europa — Londra, Parigi, L'Avana — portando con sé le tecniche e diffondendo la cultura del cocktail nel mondo.

Il Dopoguerra e il Declino

Dagli anni '50 agli anni '80 i cocktail attraversarono un periodo buio: drink premiscelati, ingredienti artificiali e l'arrivo delle bevande pronte all'uso ridussero la miscelazione a un'operazione meccanica. Pochi classici sopravvissero intatti — tra questi il Martini e il Manhattan.

La Rinascita: Craft Cocktail Movement

A partire dagli anni 2000, bartender come Dale DeGroff (il "King Cocktail"), Sasha Petraske e il londinese Salvatore Calabrese riportarono in auge le ricette originali, gli ingredienti freschi e le tecniche artigianali. Nacque il Craft Cocktail Movement che ha trasformato la mixology in una disciplina rispettata a livello globale.

L'IBA — International Bartenders Association

Nel 1951 i migliori barman si riuniscono sotto il nome di IBA, pubblicando le prime regole riguardanti dosi e metodologie di preparazione dei cocktail internazionali. Il ricettario ufficiale viene aggiornato periodicamente e conta oggi circa 90 ricette suddivise in tre categorie: The Unforgettables, Contemporary Classics e New Era Drinks.

La Cultura del Bar Oggi

Il XXI secolo ha visto nascere una vera cultura professionale intorno al bartending. Liste come The World's 50 Best Bars (dal 2009) hanno trasformato i cocktail bar in destinazioni turistiche. Bar come il Connaught (Londra), Paradiso (Barcellona), Sips (Barcellona), Handshake Speakeasy (Città del Messico) e Jigger & Pony (Singapore) attirano appassionati da tutto il mondo. Il bartender contemporaneo è chimico, storico, artista e imprenditore — una professione che ha conquistato dignità e riconoscimento globale.

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